martedì 20 febbraio 2018

DI UN MALATO TERMINALE

"Abbiamo aspettato molto, come sempre, poi ci hanno fatto entrare in un ufficio, davanti a noi un dottore seduto su una sedia enorme di pelle finta come il suo sorriso, grasso ai limiti dell'obesità era il ritratto di ciò che non bisogna essere per poter fare i medici ed essere credibili. Ci ha messo davanti le analisi e ha parlato in quella sua lingua consapevolmente incomprensibile." Da "Di un malato terminale" il quinto racconto della raccolta "Di ragazzine ribelli e clochard senza scarpe" in uscita il 28 febbraio. Stay tuned! Vi abbraccio tutti....

sabato 17 febbraio 2018

DI UNA LESBICA

"Questa volta non ho pianto. Ho provato dolore, ma non ho pianto. L'ho vista arrivare come quando in stazione aspetti il treno e lo vedi in lontananza. Hai il tempo di notare gli sguardi attorno, di mettere il segno, chiudere il libro che stai leggendo e muoverti piano verso la striscia gialla facendo bene attenzione a non oltrepassarla." Da "Di una lesbica", il quarto dei racconti della raccolta "Di ragazzine ribelli e clochard senza scarpe" in uscita il 28 febbraio. Stay tuned! Vi abbraccio tutti...

giovedì 15 febbraio 2018

DI UNA TRANSESSUALE

"Ci sono giorni in cui mi sento sola e appiccicosa, viscida, sporca, arruffata e brutta. E altri serena, piccola e graziosa, come petalo in fiore e mi sento giovane, sfrontata, allegra e disarmante. Più spesso vecchia, spezzata e sanguinante." Da "Di una transessuale" il terzo dei racconti della raccolta "Di ragazzine ribelli e clochard senza scarpe" in uscita il 28 febbraio. Stay tuned! Vi abbraccio tutti...

martedì 13 febbraio 2018

DI UN ORFANO

"In questo istituto siamo in cinquanta fra bambini e ragazzi. Sono entrato qui dopo che i miei mi hanno abbandonato distruggendo le nostre vite contro un guardrail a centosessanta all'ora, ubriachi, una vita fa." Dal racconto "Di un orfano", il secondo dei nove della raccolta "Di ragazzine ribelli e clochard senza scarpe" in uscita il 28 febbraio.... Stay tuned!! Vi abbraccio tutti...

domenica 11 febbraio 2018

DI UN ASSASSINO

"Il cameriere ci ha portato fino lì e se n'è andato dopo averci chiesto che cosa avremmo voluto bere. Ci siamo seduti in poltroncine eccessivamente costose per essere comode e nel bicchiere che mi hanno portato, il Ginger Ale non era di buona qualità, lasciava il Southern Confort terribilmente solo." Questo è un estratto del racconto "Di un assassino", il primo dei nove racconti della raccolta "Di ragazzine ribelli e clochard senza scarpe", in uscita il 28 febbraio.... Stay Tuned!!

martedì 23 gennaio 2018

CARO DARIO (NARDELLA) TI SCRIVO

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere come Lei, Sindaco di Firenze, abbia deciso di nominare al "patto per la giustizia" della città metropolitana di Firenze, con chiamata diretta, Celeste Oranges, figlia di Acheropita Mondera Oranges, procuratore capo della Corte dei conti Toscana, colei che dovrebbe controllare l'operato, per l'appunto, del sindaco. Al solo pensiero che lo abbia fatto veramente mi vengono i brividi. Oltretutto, la suddetta Celeste, prima di essere incaricata direttamente da Lei aveva provato ad entrare in Comune tramite concorso. Non era stata neanche tra i candidati ammessi alla seconda prova. 627esima. Quando si dice la meritocrazia. Ora io mi chiedo, caro sindaco, non c'era in tutta la città di Firenze, sede di Università, ex capitale d'Italia, città storicamente tra le più attive per i diritti sociali e civili, mi piace sempre ricordare che il granducato di Toscana è stato il primo stato del mondo ad abolire la pena di morte, una tra le città più belle e culturalmente più avanzate del mondo, non c'era, di grazia, un laureato in giurisprudenza con un CV migliore di quello della signorina Celeste? Quanta sciatteria. Come siete arrivati a calpestare anche il più elementare senso civico con la stessa protervia di quando, bambini, lo facevate con le aiuole? Quanto avete abbassato il livello medio di responsabilità civile, nella città di La Pira! Erano gli anni '50 e l'allora primo cittadino, dopo la decisione di requisire alla parte più ricca della città degli immobili sfitti per diminuire la piaga degli sfollati, si presentò in consiglio comunale dicendo più o meno queste parole: "Signori Consiglieri voi avete nei miei confronti un solo diritto: quello di negarmi la fiducia! Ma non avete il diritto di dirmi: signor Sindaco non si interessi delle creature senza lavoro, senza casa, senza assistenza. È il mio dovere fondamentale questo: dovere che non ammette discriminazioni e che mi deriva prima che dalla mia posizione di capo della città dalla mia coscienza. Se c'è uno che soffre io ho un dovere preciso: intervenire in tutti i modi con tutti gli accorgimenti che l'amore suggerisce e che la legge fornisce, perché quella sofferenza sia diminuita. Altra norma di condotta per un Sindaco non c'è!". In questa vicenda si è inserita una ragazza livornese, Carolina Martelli, dottore in giurisprudenza con laurea conseguita proprio a Firenze con il massimo dei voti e lode che le ha scritto, caro sindaco, una lettera bellissima. La può trovare qui: https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/caro-sindaco-legga-il-mio-curriculum-mi-candido-anche-io/ Di quella lettera, la frase che mi ha colpito di più è questa: "Io non sono figlia di un procuratore della Corte dei Conti, io sono figlia di una professoressa di Italiano e di un ex dipendente comunale; sono figlia di una laurea con il massimo dei voti pagata a forza di sparecchiare tavoli". Mi ha colpito perché rende perfettamente l'idea di quanta distanza ci sia tra noi e voi. E di cosa, vivaddio, ci divide. E rende noi orgogliosi di quello che siamo, di come ci comportiamo, della fatica che facciamo ogni giorno al lavoro. E della nostra onestà, intellettuale, ancora prima che giuridica. Noi potremo continuare a guardare i nostri figli in faccia. Fossi io il sindaco di Firenze, darei a Carolina quel posto solo per la vergogna. Diceva Seneca "la vergogna dovrebbe proibire a ognuno di noi di fare ciò che le leggi non proibiscono". Un ultimo pensiero per noi, che nella città metropolitana di Firenze ci viviamo. Come siamo passati da Giorgio La Pira a Dario Nardella? Quanto in basso abbiamo posizionato l'asticella del nostro amor proprio?

mercoledì 20 dicembre 2017

LETTERA APERTA AL SINDACO DI COMO

Caro sindaco, ho letto di una sua ordinanza in cui vieta, alle persone povere, di mendicare nel centro della città che amministra, e alle associazioni, di aiutare quei senzatetto in difficoltà, a causa del freddo. Ora, vorrei qui lasciar perdere il ragionamento sull'opportunità di fare una scelta simile proprio durante il Natale, per il fatto che, ciò che ha fatto, per chi veramente è cristiano, è una bestemmia vera e propria, una cruna dell'ago al contrario, citando Michele Serra. Ma questo è un discorso intuibile e che avrà sicuramente messo in conto, nel momento di varare un simile provvedimento. Lei guarda al sodo, al danaro, ai ricchi e alle vie del commercio e del lusso. Ho girato il mondo per lavoro e le assicuro, che anche in questo, lei dimostra di essere, il provinciale che è: i commercianti della quinta strada di New York, non si sognano neanche, di 'prendere a calci' i barboni, ne lo fanno quelli del millennium Mile, a Chicago, o quelli di Granville a Vancouver o di Piccadilly a Londra. Voglio però scendere al suo livello, per quanto basso, e seguire il suo filo logico: i poveri danno fastidio a chi compra e passeggia sul lungolago. Ed è qui che si sbaglia, e di grosso, perché vede io, non metterò più piede a Como fino a quando lei sarà sindaco della città, una tra le più ricche del mondo, disturbata ahimè, all'ora dell'aperitivo, da una decina di clochard. Ho un sacco di amici li, la città è bellissima e si mangia divinamente. E io non sono un senzatetto. Quando vengo spendo e compro, consumo. Ed è di me, e della gente come me, che sentirà la mancanza. #nonspendoacomo