domenica 4 ottobre 2009

LA REGOLA DEL COFANO

Ieri viaggiavo tranquillamente alla guida della mia macchina. A un certo punto sono arrivato a una strettoia artificiale, fatta cioè non da una causa naturale o da un lavoro in corso ma da un furgone in divieto di sosta. Dal senso contrario un'altra macchina mi è venuta incontro invadendo la mia corsia e la ragazza che la guidava ha inveito violentemente contro di me. Mi sono fermato e ho provato a parlarle. A farle capire che in questo mondo esistono delle regole e che lei ne stava trasgredendo almeno un paio. Avrei anche voluto dirle che per me non è un problema che ci siano persone che per motivi ovvii di fretta o altro facciano in giro infrazioni di per se insignificanti per la sicurezza altrui ma che almeno, quando le fanno, abbiano l'accortezza di scusarsi se recano disturbo o danno e avrei voluto anche farle capire che non ero io che stavo intralciando la sua marcia, visto che ero sulla mia corsia, ma il furgone che era in divieto di sosta. Niente, lei ha continuato a inveire contro di me che apparentemente ero la causa di un ipotetico ritardo. L'ho mandata a fanculo... Letteralmente proprio. E me ne sono andato. Poi ripensandoci credo che avrei fatto meglio a saltare sul cofano della sua macchina, sperando che il rumore delle lamiere che si piegano la facesse risvegliare da quel suo torpore autoreferenziale. Sarebbe stato terapeutico. Per lei perchè forse avrebbe capito qualcosa di più dell'esistenza del mondo. Avrebbe capito che non è da sola su questa terra e che, volente o nolente dovrà convivere con noi per il resto della sua vita. Per me perchè avrei sfogato subito quella rabbia che poi ho sfogato all'incrocio successivo contro un incolpevole pedone. Questa è l'Italia di oggi, un paese dove ognuno crede di poter fare ciò che vuole senza il minimo rispetto di nessun tipo di regole. D'altra parte la nostra classe dirigente si comporta così, perchè non dovrebbe farlo anche il più in basso dei sudditi?

www.leonardopagliazzi.blogspot.com

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